James "Jim" Clark Jr (Kilmany, 4 marzo 1936 – Hockenheimring, 7 aprile 1968) è stato un pilota automobilistico britannico. Nei suoi anni di attività agonistica lo scozzese si è dimostrato come un pilota versatile avendo gareggiato con auto sportive, vetture turismo e nella 500 Miglia di Indianapolis, che ha vinto nel 1965. Il Times ha inserito Clark nella parte superiore dell'elenco dei più grandi piloti di Formula 1 nel 2009.
Carriera
Gli inizi
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| La Sunbeam-Talbot con cui debuttò Jim Clark |
Il 16 giugno 1956 ha partecipato al suo primo evento ufficiale, al volante di una DKW Sonderklasse a Crimond, in Scozia. Nel 1958, Clark guidò per la squadra locale Border Reivers, che utilizzava vetture Jaguar D-type e Porsche in eventi nazionali, vincendo ben 18 gare.
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| La Lotus Elite con cui Clark corse a Le Mans |
Nel 1959 ha guidato una Lotus Elite, finendo decimo a Le Mans con copiloti John Whitmore e l'ex-pilota Jaguar Bruce Halford, e con lo stesso equipaggio riuscì in seguito ad aggiudicarsi la Hill Climb Bo'ness.
Formula 1
1960
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| La Lotus 18 con cui lo scozzese agguantò il suo primo podio |
Nella sua seconda gara in carriera in
Belgio sulla pista di Spa-Francorchamps, in un gran premio maledetto
funestato dalla morte dei piloti Chris Bristow e Alan Stacey chiuse
per la prima volta a punti arrivando al 5° posto.
Dopo un altro 5° posto nel successivo
gp in Francia e un 16° posto in Gran Bretagna, lo scozzese riuscì a
salire per la prima volta sul podio in occasione del Gran Premio del
Portogallo alle spalle di Jack Brabham e Bruce Mclaren dopo essersi
qualificato in 8° posizione.
La gara di Monza fu boicottata dai team
Lotus, BRM e Cooper cosicchè Clark fu costretto a saltare l'evento. Rientrò nella Gran Premio degli Stati
Uniti ma, complice un tamponamento con il suo compagno di squadra
John Surtees nel corso del terzo giro e costretto a riparare ai box
per il cambio del muso della vettura, si classificò in 16°
posizione a 14 giri dal vincitore Stirling Moss. Lo scozzese chiuse quindi la stagione
al 10° posto della classifica piloti con 8 punti raccolti.
1961
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| Il terribile incidente di Monza in cui morirono 15 persone |
Nella gara successiva a Monza Jim Clark
fu coinvolto in uno dei peggiori incidenti della storia della Formula
1. Il 10 settembre nel corso del secondo giro mentre si stava
preparando per affrontare la curva Parabolica la sua vettura ebbe una
collisione con la Ferrari di Wolfgang von Trips; l'auto del tedesco
si alzò in volo schiantandosi contro una barriera laterale che causò
la morte del pilota, sbalzato fuori dall'abitacolo, e di altri 14 spettatori.
Lo scozzese chiude l'anno con un
settimo posto negli Stati Uniti, confermandosi a quota 11 punti in 7°
posizione nel Mondiale Piloti.
1962
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| Jim Clark sulla Lotus 25 |
Nel Gran Premio della Gran Bretagna lo
scozzese oltre che la vittoria e la pole position ottenne anche il
giro più veloce e rimase in testa dal primo all'ultimo giro
completando così il suo primo 'Grand Chelem'.
Grazie ai 3 punti del quarto posto
ottenuto nel Gran Premio della Germania Jim Clark conquistò il
secondo posto in classifica con 30 punti, 12 in meno del Campione del
Mondo di quell'anno Graham Hill.
1963
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| Jim Clark nel 1963 |
Tra queste affermazioni spiccò quella
del Gran Premio del Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps in
condizioni metereologiche 'estreme' con la pista completamente
bagnata a causa di una pioggia torrenziale che caratterizzò l'intera
gara e una fitta nebbia.
Partito ottavo in griglia, lo scozzese
superò tutti compreso il leader Graham Hill. Dopo soli 17 giri Jim
Clark aveva doppiato tutti i piloti ancora in gara ad eccezione di
Bruce Mclaren distanziato comunque di ben 5 minuti.
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| La Lotus 29 con cui il pilota scozzese si aggiudicò il 2° posto al debutto nella 500 Miglia di Indianapolis |
Lo scozzese alla fine dell'anno dominò
la classifica con 54 punti nonostante ne avesse totalizzati ben 73 (a
quei tempi venivano conteggiati solo i 6 migliori risultati ottenuti
in stagione e Clark dovette scartare i punti provenienti dalla
vittoria nel Gran Premio del Sudafrica e dal secondo e terzo posto
ottenuti nelle gare di Germania e Messico).
Nello stesso anno debuttò nella 500
Miglia di Indianapolis a bordo di una Lotus 29. Chiuse la gara regina
delle competizioni Americane in seconda posizione dietro Parnelli
Jones guidando 28 dei 200 giri complessivi e conquistando il
simbolico titolo di Rookie of the Year (premio assegnato al miglior
pilota esordiente).
1964
Il 1964 parti bene per lo scozzese che si aggiudicò 3 vittorie e un quarto posto nelle prime 5 gare della stagione issandosi alla vetta della classifica.
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| Jim Clark impegnato sul tortuoso tracciato di Monaco nel 1964 |
Dando per scontato il bis iridato Clark si concentrò esclusivamente sulla 500 miglia di Indianapolis e nei successivi quattro appuntamenti del Mondiale di Formula 1 non raccolse punti, subendo così la rimonta di John Surtees, pilota Ferrari, e di Graham Hill su BRM.
Si arrivò all'ultima decisiva gara di Monza con i tre piloti in grado di lottare per il Mondiale, ma una perdita d'olio durante il gran premio monzese non gli consentì di andare oltre il quinto posto consegnando gara e titolo all'ex pilota di motociclette John Surtees (unico pilota della storia ad aver vinto il titolo sia nel motomondiale che in Formula 1).
Una sconfitta resa ancora peggiore dal
fallimento della spedizione americana dove il cedimento della
sospensione lo fece ritirare nel corso della 500 miglia di
Indianapolis nonostante il giorno prima avesse conquistato la pole.
1965
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| Clark taglia vittoriosamente il traguardo del GP di Francia 1965 |
In questa stagione per la quarta volta
consecutiva conquistò il Gran Premio del Belgio e della Gran
Bretagna, dimostrandosi il miglior pilota nella Formula 1 di quel
periodo, oltre che il più veloce, aggiungendo altre 6 pole position
al suo Palmares.
Il merito di queste vittorie è della
competitività raggiunta dalla Lotus 33, nuova vettura progettata dal
geniale Colin Chapman, costruita 'su misura' per Jim Clark.
In quell'anno riuscì anche
nell'impresa di vincere la 500 Miglia di Indianapolis, guidando 190
dei 200 giri previsti e stabilendo il record della velocità media in
gara (240 km/h), diventando il primo pilota non americano ad
aggiudicarsi la storica corsa americana dopo quasi mezzo secolo di
storia.
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| Clark festeggia con il suo team la vittoria della 500 miglia di Indianapolis |
Allo stesso tempo, Clark gareggiò
nella serie Tasman Series Cup in Australia, dove si correva con
vecchie vetture di Formula 1. Lo scozzese risultò campione in questa
categoria a bordo della Lotus nel 1965, 1967 e 1968, vincendo 14 gran
premi, un record.
1966
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| Clark sulla Lotus 43 nel GP USA 1966 |
Le Lotus 33 che disponevano di un
motore Coventry-Climax di 2 litri, si trovavano quindi
improvvisamente sfavorite, e questo non permise al campione scozzese
di lottare per confermare il titolo dell'anno precedente.
Jim Clark riuscì a conquistare i suoi
primi punti solo nella gara della Gran Bretagna con un quarto posto,
mentre il primo podio arrivò nel seguente Gran Premio d'Olanda.
Con la sostituzione del modello 33 con
la vettura 43, alimentata da un motore BRM H16 da 3 litri, arrivò
l'unica vittoria dello scozzese in quell'anno nel penultimo
appuntamento del Mondiale in Messico. L'unica consolazione per Clark arrivò
dalla 500 Miglia di Indianapolis, conclusa al secondo posto dietro al
britannico Graham Hill.
1967
| La Lotus 49, prima vettura di Colin Chapman motorizzata Ford-Cosworth |
Nel successivo Gran Premio di Monaco lo scozzese utilizzò una vecchia Lotus 33, ritirandosi di nuovo questa volta per la rottura della sospensione.
Dalla gara successiva esordì in Formula 1 la Lotus 49, prima vettura della casa di Colin Chapman ad utilizzare il glorioso motore Ford-Cosworth DFV, il più vincente della storia della F1.
Con la nuova vettura Clark riuscì a riposizionarsi stabilmente al vertice della classifica in quasi tutte le gare vincendo 4 gran premi in Olanda, Gran Bretagna, Messico e Stati Uniti.
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| Jim Clark portato in trionfo dopo la gara di Monza 1967 |
Clark riuscì a riprendere la pista e si mise alla caccia di tutti gli altri. A suon di tempi record, lo scozzese rimontò su tutti recuperando un giro ai primi e arrivando in scia a Brabham e Surtees a poche tornate dalla conclusione del gran premio. Proprio quando l'impresa sembrava alla portata del campione, un calo di pressione della benzina lo costrinse a rallentare facendolo scivolare al terzo posto.
La gara fu vinta da Surtees, che conquistò la prima vittoria in Formula 1 per la Honda, ma il calore del pubblico fu tutto per l'asso della Lotus, capace di abbassare il record sul giro dell'anno prima di ben 3 secondi e 9 decimi, e Clark a fine gara fu sollevato in trionfo dalla folla italiana, mitigando in parte la delusione del mancato successo.
Lo scozzese concluse quindi la stagione al terzo posto assoluto con 41 punti, dieci in meno del vincitore del titolo Denny Hulme. L'annata fu condita da altre 6 pole position e 5 giri più veloci.
1968
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| Jim Clark conquista a Kyalami la sua ultima vittoria in carriera |
L'incidente mortale
Il 7 aprile del 1968, Clark morì in un
incidente di gara presso il circuito di Hockenheim, in Germania. Inizialmente iscritto per la 1000 km di
Brands Hatch, lo scozzese all'ultimo minuto decise di schierarsi nel
Deutschland Trophäe, una gara di F2 sul circuito di Hockenheim a
bordo della solita Lotus, principalmente per rispettare gli obblighi
contrattuali nei confronti della Firestone.
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| Jim Clark sulla Lotus sponsorizzata dalla Gold Leaf |
In quella 'gara minore' parteciparono
molti piloti di F1 tra cui le Matra di Jean-Pierre Beltoise e Henri
Pescarolo, le Tecno di Carlo Facetti e Clay Regazzoni, le Brabham
schierate per Derek Bell e Piers Courage, la Ferrari di Chris Amon e
la McLaren con Graeme Lawrence e Robin Widdows (anche un giovanissimo Max Mosley, destinato negli anni '90 a diventare presidente della FIA, prese parte all'evento).
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| La vettura incidentata di Clark |
Le cause che hanno portato
all'incidente non sono mai state del tutto chiarite, anche se gli
investigatori conclusero che molto probabilmente fu una gomma
posteriore sgonfia all'origine del terribile sinistro.
Nel punto della pista in cui Clark ebbe
l'incidente ad Hockenheim ancora oggi è stato istituito un grande
memoriale, anche se con le modifiche attuali di riduzione sulla pista
tedesca non è più possibile alle vetture giungere davanti al luogo
della tragedia, circondato ora da una zona boscosa.
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| Il memoriale dedicato a Jim Clark sul circuito di Hockenheim |
La morte di Jim Clark colpì tutto il
mondo delle corse; il boss del team Lotus Colin Chapman fu
devastato dalla morte del suo pilota di punta oltre che migliore
amico e impiegò molti anni per superare il trauma.
Durante i funerali parteciparono molti
tifosi di Clark provenienti da ogni parte del Mondo a dimostrazione
di quanto fosse amato e seguito da una enorme schiera di fans.
Il Campionato piloti del 1968 fu vinto
da Graham Hill, compagno di squadra dello scozzese in Lotus, con il
pilota britannico che dedicò la vittoria allo scozzese
recentemente scomparso.
Jim Clark è sepolto nel villaggio di Chirnside in Berwickshire. Come da sue ultime volontà, sulla lapide è stato definito prima agricoltore che Campione del Mondo di Formula 1.
Jim Clark è sepolto nel villaggio di Chirnside in Berwickshire. Come da sue ultime volontà, sulla lapide è stato definito prima agricoltore che Campione del Mondo di Formula 1.
E' stata istituita nei pressi di un
piccolo ruscello del suo paese natio, una statua a grandezza
naturale dello scozzese in tuta da corsa.
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| La statua di Jim Clark |
In otto anni di carriera ha ottenuto
infatti ben 33 pole position, vincendo 25 dei 72 Gran Premi a cui ha
partecipato. Le sue capacità si sono estese anche
oltre la F1, avendo gareggiato e vinto nel campionato britannico
della Touring Car, Indycar, NASCAR.
Ha corso anche nel RAC Rally di Gran
Bretagna nel 1966, alla guida di una Lotus-Cortina.
Ha gareggiato nella edizioni 1959, 1960
e nel 1961 della 24 ore di Le Mans, concludendo al terzo assoluto nel
1960, alla guida di una Aston Martin DBR1.
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| Jim Clark impegnato nel RAC Rally del 1966 sulla Lotus-Cortina |
Si è distinto per aver saputo
padroneggiare le Lotus 30 e 40, dimostrando la sua straordinaria
capacità di adattarsi a qualunque auto gli mettessero a disposizione
senza modificare il set up a differenza degli altri piloti.
Nel 1963 e nel 1965, Jim Clark ha
eguagliato il record di Alberto Ascari per la più alta percentuale
di punti possibili in un campionato di Formula 1 (100%), riuscendo a
comandare nell'anno del suo primo alloro mondiale il 71,47 % dei giri
complessivi.
Lo scozzese detiene anche il record per
il più grande numero di Grand Chelem (pole, giro veloce, vittoria e
rimanendo al comando dal primo all'ultimo giro) ottenuto in ben 8
occasioni nei Gran Premi di Gran Bretagna 1962, in Germania, Francia
e Messico nel 1963, di nuovo Gran Bretagna nel 1964 e infine in Sud
Africa, Francia e Germania nel 1965.
Leggenda vuole che il suo datore di
lavoro e migliore amico Colin Chapman lo facesse sedere su una sedia
con i vari componenti meccanici della vettura intorno, progettando di
fatto le sue vetture su misura dell'asso scozzese.
Risultati in Formula 1:
Esordio: Gran Premio d'Olanda 1960
Campionati del Mondo Vinti: 2 (1963, 1965)
Gare disputate: 73 (72 partenze)
Vittorie: 25
Podi: 32
Pole Position: 33
Giri più veloci: 28
Punti: 255
Ultima gara: Gran Premio di Sudafrica 1968




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