
Nigel Ernest James Mansell (nato l'8 agosto 1953 a Upton-upon-Severn, Worcestershire, Inghilterra) è un pilota automobilistico britannico che ha gareggiato in F1 per 15 stagioni dal 1980 al 1995 (intervallate da una parentesi nei Cart nel 1993 e nel 1994) vincendo il titolo piloti nel 1992 al volante della Williams. Mansell è ancora oggi il pilota di maggior successo della storia della Gran Bretagna in Formula 1 con 31 vittorie (quinto assoluto dietro Michael Schumacher, Ayrton Senna, Alain Prost e Fernando Alonso) e ha detenuto fino al 2011 il record di pole position in una singola stagione (nel 1992 riuscì ad aggiudicarsi 13 pole su 16 gare), battuto dal tedesco Sebastian Vettel.
Carriera
Le formule minori
Dopo aver ottenuto ottimi risultati nei
kart, nel 1976 Mansell debuttò in Formula Ford (nonostante la
disapprovazione del padre) vincendo sei gare tra cui il
primo evento a cui partecipò sul tracciato del Mallory Park.
L'anno successivo prese parte a tutto
il campionato, vincendo 33 delle 42 gare in cui corse e laureandosi
Campione di categoria, nonostante la sofferenza per essersi rotto il
collo in una sessione di qualifica a Brands Hatch. I medici gli
dissero che era stato pericolosamente vicino al diventare
tetraplegico e che non avrebbe potuto più guidare. Mansell rifiutò
questo ordine e non appena si riprese dall'infortunio, tornò di
nuovo a correre, vendendo una buona parte dei suoi averi per
rilanciare la sua carriera in Formula Ford. Nello stesso anno gli fu
data la possibilità di correre su una Lola T570 sul circuito di
Silverstone per una gara di Formula 3, dove arrivò quarto.
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| Mansell sulla March in F3 |
Il suo talento non rimase però
inosservato agli addetti ai lavori e Mansell riuscì ad esordire in
Formula 2 sul circuito di Donington Park, ma la sua partecipazione si
interruppe già nelle qualifiche dove un incidente gli impedì di
disputare la gara.
Dopo un'annata disastrosa, Mansell
pagando ottenne un posto nel team Dave Price Racing sempre in F3 dove
riuscì a togliersi le prime soddisfazioni: il 25 marzo 1979, dopo un
estenuante duello con l'italiano Andrea de Cesaris (che a quei tempi
correva nel team di Eddie Jordan) si aggiudicò la sua prima vittoria
sul circuito di Silverstone. Si mise in luce anche a Monaco dove fu
l'unico dei 5 piloti dotati di vettura March a qualificarsi,
destando su di sé l'ammirazione di Peter Collins, uomo di fiducia
del fondatore del team Lotus di F1 Colin Chapman.
Un incidente (causato da un contatto di
nuovo con l'italiano De Cesaris) nelle ultime gare stagionali lo
costrinse a fermarsi di nuovo, riportando diverse vertebre rotte e
dovendo quindi faticare molto per recuperare la forma ottimale.
Nonostante questo, Collins lo contattò per svolgere un test sulla
vettura vincitrice del Mondiale 1978 sul circuito del Paul Ricard,
dove un Mansell ancora convalescente si presentò imbottito di
antidolorifici. La sua guida stupì Chapman che gli
assegnò il ruolo di collaudatore, avendo scelto l'italiano Elio de
Angelis come seconda guida al fianco di Mario Andretti.
La stagione 1980 era ormai alle porte e
Mansell iniziò l'annata gareggiando ancora una volta nel Campionato
inglese di F3, passando poi in F2 appoggiando l'ambizioso progetto
della Honda e sfiorando la vittoria sul circuito di Hockenheim.
Formula 1
Lotus (1980-1984)
Le abilità di Mansell fecero sì che
Colin Chapman si decise ad affidargli una Lotus 81B in tre
appuntamenti della stagione 1980, permettendo al pilota inglese di
debuttare in Formula 1 in occasione del Gran Premio d'Austria di
quell'anno, dove dopo essersi qualificato al 24° e ultimo posto, fu
costretto al ritiro in gara per un problema al motore Ford Cosworth
della sua vettura, causato da una perdita di carburante che arrivò
persino nella sua cabina di guida ustionandolo lievemente.
Un nuovo problema, questa volta ai
freni, ne causa il ritiro nel Gran Premio d'Olanda successivo, mentre
in occasione del Gran Premio d'Italia (eccezionalmente corso sul
circuito di Imola), un incidente gli impedì di qualificarsi.
La partenza di Mario Andretti verso
l'Alfa Romeo, lasciò un sedile libero che Chapman assegnò Nigel
Mansell, nonostante l'opposizione dello sponsor Essex Petroleum, che
avrebbe preferito il francese Jean-Pierre Jarier.
1981
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| Mansell impegnato nel Gp di Monaco 1981 |
In occasione del Gran Premio di Monaco
Mansell portò in pista la nuova Lotus 87-Ford, ottenendo un ottimo
terzo tempo in prova vanificato il giorno successivo per la rottura
di una sospensione.
Conquistò un altro punto in Spagna,
prima di una serie di sette gran premi opachi in cui il miglior
risultato raccolto sarà soltanto il settimo posto in Francia,
subendo l'onta della non-qualificazione sul suo circuito di casa in
Gran Bretagna.
Si riprese nell'ultima gara dell'anno
sul circuito di Las Vegas, arrivando quarto al traguardo, alle spalle
dell'italiano Bruno Giacomelli (al suo unico podio in carriera). Concluse la sua prima stagione completa
in F1 al quattordicesimo posto con otto punti.
1982
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| Mansell nel Gp di Detroit |
Il 1982 per Mansell fu un anno molto
più difficile. Alla Lotus tornò lo storico tecnico Peter Warr che
per nulla sopportava il pilota inglese ritenendo che non avesse alcun
talento. In un'annata rivelatasi tragica per la F1 con la morte di
Riccardo Paletti e dell'aviatore Gilles Villeneuve, Mansell raccolse
meno risultati rispetto al 1981 cogliendo solamente un podio e un
quarto posto come piazzamenti utili per ottenere punti iridati,
saltando 3 gare e ritirandosi in ben 7 occasioni.
La causa della mancanza di prestazioni positive era dovuta in parte alla mancanza di un motore turbo sulla Lotus, che hanno reso la vettura meno competitiva rispetto alle sue rivali, anche se il compagno di squadra Elio de Angelis riuscì ad aggiudicarsi una vittoria nel GP d'Austria.
La causa della mancanza di prestazioni positive era dovuta in parte alla mancanza di un motore turbo sulla Lotus, che hanno reso la vettura meno competitiva rispetto alle sue rivali, anche se il compagno di squadra Elio de Angelis riuscì ad aggiudicarsi una vittoria nel GP d'Austria.
Sempre nel corso di questa stagione,
Mansell al fine di guadagnare denaro extra si stava accordando per la
partecipazione alla celebre 24 ore di Le Mans, ma Colin Chapman lo
bloccò offrendogli 10.000 dollari per evitare di esporlo a rischi
inutili ed estendendo il contratto del pilota inglese per altri 2 anni. Questo episodio strinse il legame tra
Mansell e Chapman, prima che quest'ultimo morisse improvvisamente
lasciando il giovane pilota inglese privo di una guida. Egli stesso
nella sua biografia dichiarò: “Una parte di me è morta con lui.
Avevo perso un membro della mia famiglia.”
1983
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| Mansell sulla Lotus 93T (1983) |
La morte di Colin Chapman rovinò
ancora di più il rapporto di Nigel Mansell con la squadra con Peter
Warr che prese il posto del mitico progettista inglese. Ciò venne
dimostrato dal fatto che il solo De Angelis potè disporre della
Lotus 93T alimentata dal propulsore turbo della Renault, mentre
l'inglese ottenne la nuova vettura dopo 9 gare, in occasione del Gran
Premio d'Inghilterra chiuso al 4° posto dopo aver occupato a lungo
la seconda posizione. Mansell ottenne in quella stagione un terzo, un
quinto e un sesto posto che lo fecero terminare al 12° posto della
classifica piloti con 10 punti conquistati. Ciò nonostante, fu solo
l'intervento del title sponsor John Player Special a salvare il posto
all'inglese che riuscì a vincere contro l'opposizione di Warr che
avrebbe preferito puntare su un altro pilota.
1984
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| Mansell in lotta con la Renault di Derek Warwick |
Sempre in questa stagione l'inglese
raccolse altri due podi (due terzi posti in Francia e Olanda), un
quarto ed un quinto posto concludendo l'annata al nono posto della
classifica piloti con 13 punti.
Lo sponsor del team intanto era rimasto
colpito dal talento di Ayrton Senna e complice la conferma
dell'italiano De Angelis, lasciò Mansell senza un sedile per l'anno
successivo. In suo soccorso arrivò il britannico Sir Frank Williams
che dopo averlo seguito fin dal 1981, decise di offrirgli un posto nella sua scuderia affiancandolo al finlandese Keke Rosberg dopo aver ottenuto l'approvazione
della Honda. Mansell rifiutò l'offerta della Arrows
e decise di accasarsi nel team inglese, dando il via a quello che
sarebbe stato uno dei più grandi sodalizi della storia della F1.
L'annuncio ufficiale arrivò in occasione del Gran Premio d'Olanda, dove Mansell fece una delle sue migliori gare stagionali, rimontando dal 12° posto sulla griglia di partenza alla terza posizione finale precedendo il suo compagno di squadra Elio de Angelis (che quell'anno si classifico al terzo posto della classifica piloti dietro agli inarrivabili piloti della Mclaren Niki Lauda e Alain Prost).
L'annuncio ufficiale arrivò in occasione del Gran Premio d'Olanda, dove Mansell fece una delle sue migliori gare stagionali, rimontando dal 12° posto sulla griglia di partenza alla terza posizione finale precedendo il suo compagno di squadra Elio de Angelis (che quell'anno si classifico al terzo posto della classifica piloti dietro agli inarrivabili piloti della Mclaren Niki Lauda e Alain Prost).
Williams (1985-1988)
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| Mansell sulla FW10 (1985) |
Il passaggio alla Williams cambiò la carriera in Formula 1 del pilota inglese, finalmente al volante di una vettura competitiva. Dopo un inizio a rilento in cui Mansell raccolse soltanto una serie di quinti e sesti
posti, vennero fuori tutte le potenzialità della nuova monoposto, velocissima su ogni tipo di tracciato. Il pilota britannico non faticò molto a conquistare la sua prima vittoria sul circuito di Brands Hatch e l'immediato bis nella successiva trasferta sudafricana di Kyalami.
Questi risultati permisero a Mansell di
raggiungere quota 31 punti (grazie anche ad un secondo posto ottenuto
nel Gp del Belgio) che gli garantì la sesta posizione finale in
classifica piloti, oltre che il simbolico titolo di favorito per la
stagione successiva, vista la facilità con cui la sua Williams si
impose negli ultimi tre gran premi del 1985, nonostante questi
fossero molto diversi in quanto a conformazione del circuito.
1986
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| Mansell in lotta con il compagno di squadra Piquet |
Dopo tre gare amare in cui raccolse solo una seconda posizione e due ritiri, Mansell ottenne una serie di risultati utili che
lo proiettarono in cima alla classifica: un quarto posto nel Gp
di Monaco, due vittorie in successione in Belgio e
Canada, un quinto posto negli Stati Uniti e altri due trionfi in Francia e Gran Bretagna.
Con i due terzi posti consecutivi in
Germania e Ungheria Mansell ebbe in pugno il Mondiale, rafforzando la
sua leadership conquistando un ottimo secondo posto in Italia e
vincendo in Portogallo.
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| Mansell furioso dopo l'uscita nel Gp d'Australia 1986 |
Fu proprio la gara di Adelaide a dare a
Mansell la più grande delusione della sua carriera agonistica:
all'inglese sarebbe bastato un terzo posto per conquistare il suo
primo titolo, ma l'improvvisa esplosione del pneumatico posteriore
della sua vettura lo costrinse al ritiro e con il compagno di squadra
Piquet richiamato ai box per un prudenziale cambio-gomme fu il
francese Prost ad aggiudicarsi gara e titolo, beffando il baffuto
Mansell e la Williams, che si consolò con il titolo costruttori.
Causa di questo rocambolesco finale di
stagione fu sicuramente l'incidente d'auto avvenuto nel marzo di
quell'anno in cui Sir Frank Williams rimase paraplegico, dovendo
rinunciare a poter seguire la sua squadra che risentì di questa
carenza dal punto di vista della gestione del team e in particolare
del rapporto tra i due piloti.
1987
Nel 1987 la lotta per il titolo fu una
questione a due tra Mansell e Piquet con l'inglese che riuscì ad
imporsi in sei occasioni, ottenendo anche diverse pole position. La
prima vittoria arrivò nel secondo appuntamento stagionale sul
circuito di San Marino, seguito da due ritiri in successione in
Belgio e Montecarlo.
Dopo un quinto posto negli Stati Uniti
(vinto dalla Lotus di Ayrton Senna, motorizzata Honda a partire da
questa stagione) Mansell vinse due gare consecutive in Francia e Gran
Bretagna. Quest'ultima affermazione fu una delle più emozionanti
della carriera del pilota inglese, ottenuta rimontando trenta secondi
al suo compagno di squadra Piquet prima di attaccarlo nella curva
Stowe con una doppia finta che spiazzò il brasiliano regalando la
vittoria al 'Leone d'Inghilterra' nel suo circuito di casa.
L'inglese conquistò altre tre vittorie
in Austria, Spagna e Messico, ma nonostante questo il titolo si
indirizzò sempre di più verso il suo compagno di squadra Nelson
Piquet, grazie al maggior numero di arrivi in zona punti rispetto ai
numerosi ritiri di Mansell, che rinunciò definitivamente alla lotta
per il Mondiale nelle prove del Gp del Giappone, penultima tappa del
Mondiale di Formula 1 di quell'anno.
Un terribile incidente durante le prove
libere della gara di Suzuka, provocò un risentimento al collo
dell'inglese, che memore dell'incidente in F3 decise sotto consiglio
dei suoi medici di ritirarsi dall'evento regalando matematicamente il
titolo al brasiliano.
Mansell dovette rinunciare anche
all'ultima gara dell'anno sul circuito di Adelaide, rimanendo fermo a
quota 61 punti e aggiudicandosi il titolo di vice-campione del mondo
per il secondo anno consecutivo.
1988
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| Mansell sulla Williams motorizzata Judd (1988) |
In questa stagione il suo compagno di
squadra fu l'italiano Riccardo Patrese che sostituì Nelson Piquet,
approdato in Lotus in una girandola di piloti che portò il
brasiliano Ayrton Senna alla corte di Ron Dennis in Mclaren. Le prestazioni deludenti della Williams
convinsero Mansell ad accettare l'offerta della Ferrari con cui firmò
un contratto per le stagioni 1989 e 1990.
Ferrari (1989-1990)
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| Mansell nel GP del Brasile 1989 |
Nel 1989 il Leone approdò dunque alla corte
della scuderia di Maranello, appoggiando il progetto 640 F1 creato
dal 'genio' John Barnard che poteva disporre del cambio al volante,
sistema innovativo che nel giro di pochi anni sarebbe stato
introdotto in tutte le vetture di Formula 1 e che la Ferrari iniziò
a studiare fin dai tempi di Gilles Villeneuve. Compagno di squadra in questa nuova
avventura fu l'austriaco Gerhard Berger.
Il debutto fu subito vincente con
Mansell che riuscì ad imporsi nel circuito di Jacarepaguà in
Brasile, con una Ferrari che nonostante le preoccupazioni per un
cambio estremamente fragile resistette fino al traguardo, permettendo
all'inglese di chiudere davanti al francese Alain Prost sulla
Mclaren-Honda.
Nonostante l'ottima gara inaugurale, il
britannico non potè difendere la sua leadership ritirandosi nelle
successive cinque gare (compresa una squalifica nel Gp del
Canada a causa di un'uscita anticipata dalla pitlane durante il giro di ricognizione).
Dal Canada in poi Mansell ritrovò la
sua competitività arrivando secondo sia in Francia che in Gran
Bretagna, cogliendo un terzo posto in Germania ma sopratutto vincendo
il Gran Premio d'Ungheria dove seppe rimontare dalla dodicesima
posizione ottenuta in qualifica superando il capofila Ayrton Senna
approfittando del doppiaggio di una Onyx. Dopo un altro terzo posto in Belgio,
l'inglese tornò a deludere le aspettative dei suoi tifosi,
ritirandosi in Italia e venendo nuovamente squalificato in
Portogallo.
Le circostanze che portarono alla
seconda squalifica della stagione furono assolutamente uniche in
questo sport: rientrato ai box per un cambio gomme dopo aver occupato
a lungo la seconda posizione, Mansell arrivò lungo e non riuscì a
fermarsi sulla sua piazzola di sosta. Anzichè compiere un altro
giro, l'inglese preferì ingranare la retromarcia sorprendendo i
meccanici che ultimarono il loro lavoro.
Questa manovra fu giudicata irregolare
dalla FIA che impose fin da subito la squalifica nei confronti
dell'inglese. Ignorando la decisione dei giudici di gara, Mansell continuò a girare in pista nel tentativo di recuperare terreno su Senna, terminando la sua disperata rincorsa con un tamponamento ai danni del brasiliano che mise fuori gara entrambi. La reazione della Federazione Internazionale non si
fece attendere e Mansell fu escluso dal successivo evento in Spagna.
Rientrato in Giappone, l'inglese fu nuovamente costretto al ritiro,
così come nel Gp successivo in Australia, terminando la sua prima
stagione in Ferrari al quarto posto della classifica piloti a quota
38 punti.
1990
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| Mansell sulla Ferrari 641 F1 |
Si arrivò al Gran Premio di Gran Bretagna dove, nonostante la conquista della pole position, Mansell si ritirò nuovamente arrivando ad annunciare il ritiro dal mondo delle corse, sfiduciato dall'ambiente ferrarista sempre più tendente verso Prost.
La verità saltò subito a galla, con
la Williams che si accordò con il pilota inglese a partire dalla
stagione successiva, con un contratto in cui era specificato
chiaramente che Mansell avrebbe avuto lo status di prima guida
(legame ufficializzato il 1° ottobre di quell'anno).
L'unica soddisfazione per Mansell
arrivò nel Gran Premio del Portogallo, dove scorrettamente chiuse il
suo compagno di squadra Prost contro il muretto dando strada alle due
Mclaren in partenza. La gara venne poi vinta dall'inglese che riuscì
a superare sia Senna che Berger, ma il terzo posto del compagno di
squadra rovinò la sua rincorsa al titolo con il brasiliano che
guadagnò altri due punti utili ad aumentare il distacco in
classifica.
Mansell chiuse la sua ultima stagione
in Ferrari cogliendo due secondi posti nelle ultime tre gare,
lasciando i tifosi del cavallino con uno splendido duello contro il
brasiliano Nelson Piquet nel Gp d'Australia.
Ritorno in Williams (1991-1992)
Mansell tornò così nel team che gli
diede maggiore visibilità in Formula 1. La FW14, nuovo gioiello
progettato da Patrick Head in collaborazione con il giovane Adrian
Newey, era una vettura che poteva disporre del massimo
dell'elettronica disponibile sul mercato in quel momento, compreso il
cambio sul volante introdotto dalla Ferrari, sospensione attive
finalmente sviluppate a dovere e un buon motore Renault a 10
cilindri. Il Leone ritrovò come compagno di squadra l'italiano
Riccardo Patrese, rimasto in squadra dopo il tentativo fallito di
ingaggiare il giovane francese Jean Alesi.
I risultati non arrivarono subito
nonostante l'ottimo mezzo a disposizione. L'affidabilità non arrivò
se non in estate, quando Mansell inanellò una serie di risultati
positivi che lo portarono al secondo posto della classifica generale,
stringendo il ritardo in classifica dal brasiliano Ayrton Senna.
Dopo i tre ritiri nelle prime tre gare
della stagione, arrivarono in sequenza il secondo posto nel Gp di
Monaco, il sesto in Canada (dove l'inglese convinto di aver vinto ad
un giro dalla conclusione della gara abbassò i giri del motore
venendo costretto al ritiro e regalando l'ultima vittoria in carriera
al brasiliano Nelson Piquet), di nuovo secondo in Messico, e
finalmente primo per tre gare consecutive in Francia, Gran Bretagna e
Germania.
Grazie a questi risultati il ritardo da
Senna che in Messico arrivava a 31 punti fu ridotto a sole 8
lunghezze. Proseguì il periodo d'oro dell'inglese con un secondo
posto in Ungheria, prima di una battuta d'arresto in Belgio.
Mansell tornò alla vittoria in Italia
e quando il Mondiale sembrò alla portata del britannico in
Portogallo la sfortuna colpì di nuovo: durante la corsa infatti una
ruota avvitata male nella sosta si distaccò mentre l'inglese
occupava il primo posto, regalando sei punti al brasiliano Senna che
terminò la gara alle spalle di Patrese. A questo punto la missione sembrò
impossibile con Mansell attardato di 24 punti su un massimale di 30. La vittoria in Spagna riaprì
parzialmente i giochi ma un ritiro nel GP del Giappone chiuse
definitivamente la lotta per il Mondiale regalando a Senna il suo
terzo titolo iridato, mentre Mansell dovette accontentarsi per la
terza volta in carriera del titolo simbolico di vice-campione del
mondo.
1992
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| Mansell sulla FW14B |
Il dominio dell'inglese fu incredibile,
raccogliendo ben 9 vittorie e 14 pole position su 16 gare (in
entrambi i casi un record fino a quel momento), e complice il ritiro
del compagno di squadra Patrese in Ungheria, Mansell si aggiudicò il
titolo con 5 gran premi ancora da disputare, centrando finalmente
l'obiettivo rincorso in tutta la sua carriera in Formula 1. Concluse il suo anno di dominio con 108
punti (contro i 56 del secondo classificato Riccardo Patrese),
vincendo oltre al titolo piloti il prestigioso premio BBC Sports
Personality of the Year.
Nonostante i risultati strabilianti
durante la stagione fu chiaro a tutti che il contratto del pilota
inglese non sarebbe stato rinnovato; la Williams ingaggiò per
l'anno successivo il rientrante Alain Prost, rifiutando le richieste
del britannico, che pretese il doppio dell'ingaggio.
Mansell tuttavia non si scompose
dirottando le sue attenzioni verso il campionato Cart, dove vincerà
il titolo nel 1993.
Il clamoroso ritorno targato Williams (1994)
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| Mansell impegnato nel Gp d'Australia 1994 |
Nonostante l'assenza Mansell si
comportò molto bene e dopo due ritiri ritornò il Leone di un tempo
lottando duramente con il francese della Ferrari Jean Alesi nel Gran
Premio del Giappone (concluso al quarto posto) e vincendo l'ultima
gara stagionale in Australia sul circuito di Adelaide, precedendo
l'austriaco Gerhard Berger, dopo aver conquistato la pole il giorno
precedente. La Williams scelse a fine stagione di
affidarsi al collaudatore Coulthard, lasciando nuovamente a piedi
Mansell, che spinto dai buoni risultati nelle ultime gare firmò un
contratto con la Mclaren per il 1995.
McLaren (1995)
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| Mansell sulla MP4/10 |
Spinto dalla Marlboro che chiese a Ron
Dennis di portare nel team un campione del mondo, Mansell firmò con
la Mclaren per la stagione 1995, primo anno della collaborazione tra
la scuderia di Woking e la casa motoristica tedesca Mercedes.
Il progetto MP4/10 tuttavia si rivelò
completamente disastroso. La vettura era inaffidabile e non
permetteva al 'Leone' di tenere il passo di Schumacher e Hill,
dominatori dell'anno precedente e piloti da battere anche nel 1995.
Mansell decise quindi di saltare i
primi due appuntamenti del Mondiale per dar modo alla Mclaren di
sviluppare a dovere la monoposto, venendo sostituito da Mark
Blundell.
Rientrato nel Gran Premio di San
Marino, nulla potè per cambiare le sorti del team, disputando una
qualifica molto deludente e concludendo la gara con un non
irresistibile decimo posto.
Anche nel successivo Gp di Spagna la
prestazione della Mclaren non fu all'altezza dei top team e
approfittando di una clausola del suo contratto, Mansell rescisse
anticipatamente il legame con il team di Ron Dennis, chiudendo
definitivamente la sua carriera in Formula 1.
CART (1993-1994)
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| Mansell impegnato nella 200 Miglia di Nazareth |
Il debutto nella nuova categoria fu
subito vincente per l'inglese che ottenne pole e vittoria in
Australia battendo il brasiliano Emerson Fittipaldi. Dopo aver
saltato la 200 miglia di Phoenix, Mansell ottenne un nuovo podio
giungendo al terzo posto nel Gran Premio di Long Beach dopo essere
partito dalla pole.
Replicò lo stesso risultato nella
celebre 500 miglia di Indianapolis guadagnando il titolo di Rookie of
the Year (Miglior debuttante dell'anno).
Dopo Indy vinse la 200 miglia di
Milwaukee ottenendo anche pole e giro più veloce, arrivò
quindicesimo nel GP di Detroit, secondo nella 200 Miglia di
Portland, terzo nel Gran Premio di Cleveland e ventesimo nella Indy Toronto.
Tornò alla vittoria nella 500 Miglia
di Michigan, risultato che riuscì a replicare anche nella successiva
200 Miglia del New England (in cui centrò anche la pole e il giro più
veloce in gara).
Si piazzò secondo nella 200 Miglia del
Road America, fu sesto alla Indy Vancouver e dodicesimo alla 200
Miglia di Mid-Ohio dopo essere partito dalla pole. Nella 200 Miglia di Nazareth concluse
la gara al primo posto conquistando anche la pole e il giro più
veloce.
Gli ottimi risultati gli garantirono la
conquista del titolo Cart al suo primo tentativo, diventando il primo
pilota della storia a detenere sia il Mondiale della suddetta
categoria americana, sia il titolo di F1 (che in quel momento ancora
non era stato assegnato).
1994
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| Mansell sulla Lola T9400 |
Complice una Lola T9400 meno affidabile
del modello precedente e l'impegno contemporaneo in Formula 1,
Mansell non riuscì a confermarsi nella stagione successiva.
Nel suo secondo anno nella categoria
Cart, l'inglese non ottenne alcuna vittoria e il suo miglior
piazzamento fu il secondo posto raggiunto in sole due occasioni (Long
Beach e Cleveland).
Nel corso della stagione riuscì a
conquistare altri piazzamenti, che gli consentirono di chiudere
all'ottavo posto della classifica con 88 punti.
Britain Touring Car Championship
Mansell partecipò nel 1993 al TOCA
Shootout, tenutosi sul circuito di Donington Park alla guida di una
Ford Mondeo con il suo solito numero 5. L'esperienza si concluse però
in un modo disastroso con l'inglese che perse il controllo della sua
auto a 6 giri dalla fine impattando contro la barriera di pneumatici
dopo essersi scontrato con Tiff Needell e rimanendo incosciente per
alcuni istanti.
Dopo la traumatica esperienza del 1993
Mansell tornò 5 anni più tardi sempre alla guida di una Ford Mondeo
questa volta con il numero 55 (il numero 5 fu preso da James
Thompson): anche in questa occasione l'inglese non brillò cogliendo
un quinto posto sul circuito di Brands Hatch come miglior risultato
sulle 3 gare che disputò.
Apparizioni successive
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| Mansell nella Gp Masters |
Negli anni successivi Mansell partecipò
ad alcuni eventi come il Grand Prix Masters (riservato agli ex piloti
di Formula 1) in cui ottenne una vittoria nella gara inaugurale sul
circuito di Kyalami, dopo aver conquistato la pole il giorno
precedente. Il suo compenso per l'evento venne devoluto in
beneficenza. L'inglese riuscì a ripetersi l'anno successivo in Qatar
prima della cancellazione della serie.
Il 6 maggio 2007 disputò il secondo
turno del campionato FIA GT sul circuito di Silverstone a bordo di
una Ferrari 430 GT2 del team Scuderia Ecosse in coppia con Chris
Niarchos ottenendo il 21° posto complessivo e il 7° della sua
categoria.
Partecipò nel 2009 all'ultimo round
della Le Mans Series in occasione della 1000 Km di Silverstone alla
guida di una Ginetta-Zytek GZ09S del team LNT in coppia con il suo
figlio Greg e il suo caposquadra Lawrence Tomlinson.
Con la stessa vettura annunciò la
partecipazione all'edizione 2010 della celebre 24 Ore di Le Mans in
un equipaggio formato insieme ai suoi due figli. L'esperienza non
durò molto a causa di una foratura che ne provocò il ritiro dopo
appena 5 giri.
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| Nigel Mansell impegnato a Le Mans (2010) |
Ha poi ricoperto il ruolo di Giudice di
Gara per il Gran Premio di Gran Bretagna di Formula 1 negli anni
2010, 2011 e 2012.
Risultati in Formula 1:
Esordio: Gran Premio d'Austria 1980
Campionati del Mondo vinti: 1 (1992)
Gare disputate: 191 (187 partenze)
Vittorie: 31
Podi: 59
Pole Position: 32
Giri Più Veloci: 30
Punti: 480 (482)
Ultima gara: Gran Premio di Spagna 1995
Con 187 Gran Premi di Formula 1
disputati Nigel Mansell rappresenta senz'altro uno degli emblemi di
questo sport tra gli anni '80 e '90. Viene ricordato da tutti come un
pilota mai restio alla lotta dotato di un coraggio senza fine. I suoi
duelli con Prost, Senna, Piquet rimangono ancora oggi nel cuore dei
tifosi, guadagnando la stima e l'affetto di milioni di
telespettatori, che sperano un giorno di poter trovare un corridore
che abbia la stessa grinta e la stessa tenacia di quel pilota che,
nonostante un mezzo a volte inferiore alla concorrenza non si è mai
tirato indietro rendendo ogni gara emozionante.




















